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il fotografo del mese


“taliannu taliannu” uno spaccato fotografico di Sicilia approda al circuito di FotoGrafia-Festival Internazionale di Roma VI edizione 2007 dal tema “Questione italiana. Indagine sulla fotografia contemporanea”-

Bambusa Garden Center
Via Topino, 13/a - Tel.06/8554955 – infobambusa@libero.it

Sabato 5 maggio 2007
h. 19.00 - Inaugurazione delle mostre di Diana Caminiti, Cristina Ferraiuolo, Lina Pallotta, Ninni Romeo, fondatrici di Obiettivo Granieri
h. 20.00 - Presentazione “cartoline d’autore”: le immagini più significative realizzate durante i workshops di Granieri; opportunità per valorizzare la produzione artistica di giovani talenti che Obiettivo Granieri ha avuto la fortuna di scoprire e nutrire, incoraggiandoli e sostenendoli nei non sempre facili percorsi artistici.
h. 20.30 - Slideshows dei workshops siciliani svolti nelle edizioni 2005/2006: “Lo spazio e l’identità” di Lina Pallotta (reportage) e Matteo Alessandri (sviluppo e stampa), Roberto Salbitani, “Dalla rappresentazione al simbolo”, Michael Ackerman, “Interior”, e Lorenzo Castore, “La realtà?”. Esplorazione di spazi interni, dell’anima, ed esterni, dei territori e delle loro identità.
h. 22.00 - “Granieri, Sicilia” filmato di Antonello Savoca, girato a Granieri nell’agosto 2006, durante il workshop di Michael Ackerman.

Sabato 19 maggio 2007
h.20.30 - Slideshows dei fotografi che hanno creduto e sostenuto la sfida di Obiettivo Granieri e con i quali si condivide la passione, il piacere e la fatica di “taliare”: Michael Ackerman, Matteo Alessandri, Machiel Botman, Franco Carlisi, Lorenzo Castore, Cristina Ferraiuolo, Francesco Gaudioso, Alessandro Natale, Lina Pallotta, Ninni Romeo, Roberto Salbitani, Riccardo Scibetta, Tano Siracusa, Giovanni Verrina.

Presentazione delle mostre di Diana Caminiti, Cristina Ferraiuolo, Lina Pallotta, Ninni Romeo
dal testo di Tano Siracusa
“……….quattro percorsi biografici incrociatisi qualche anno fa nella comune pratica del linguaggio della fotografia; quattro biografie al femminile, che hanno declinato in tempi e forme assai diverse la scoperta e l’uso del mezzo fotografico, e che annodano oggi le rispettive identità al di fuori di qualunque disciplina programmatica di gruppo. Niente manifesti e proclami, quindi, ma una comune passione per la fotografia lungo l’apertura, oggi così ampia e divergente, dei suoi schemi formali e dei suoi usi sociali.

A volte, come nel caso di Cristina Ferraiuolo, quell’apertura è assunta intenzionalmente per attraversare nelle due direzioni il confine fra il dentro e il fuori, fra la trascrizione del vissuto personale e la rappresentazione della realtà degli altri: più rara e misteriosa quella degli uomini, quasi incantata, come nel bel doppio ritratto sul letto, più ravvicinata, riconosciuta e descritta quella delle donne, con un’intenzione di solidale dichiarazione di appartenenza. Il bianco e nero si alterna al colore, l’uso del mosso, dello sfocato, alla precisione descrittiva, il paesaggio urbano al ritratto, in una circolarità linguistica che adegua quella della doppia referenza, interna ed esterna.

I lavori di Lina Pallotta alludono invece ad una diversa forma di circolarità, quella delle relazioni mimetiche fra la realtà e i suoi doppi iconografici.
Riproduzioni di collages fotografici, fotografie di fotografie pubblicate sui giornali, espongono una contemporaneità afferrabile soltanto nella dispersione dei suoi raddoppiamenti fotografici, dove indefinitamente si sottrae ad ogni cornice esplicativa e simbolica. Un resto di intenzione compositiva, di ‘messa in forma’, è riconoscibile solo in alcuni scatti, a segnalare forse l’impossibilità di arginare la deriva di senso che investe oggi la storia degli uomini.
Nella scelta di rappresentare la realtà a partire dai suoi raddoppiamenti fotografici il lavoro di Pallotta oltrepassa la fotografia e l’orizzonte del moderno in cui storicamente la fotografia è nata e si è sviluppata.

A quell’orizzonte storico sembra invece pienamente e felicemente appartenere la ricerca di Ninni Romeo.
La realtà che ritorna nelle sue immagini, intensamente autobiografica ma oniricamente trasfigurata in un suo risvolto di mistero, viene indagata sul filo di un sottile equilibrio fra impressione ed espressione, fra sentimento di sé e consapevolezza degli altri. In ciò che le è più vicino e familiare, perfino nel proprio stesso corpo, Romeo coglie le improvvise epifanie di un’alterità enigmatica e ricca di iridescenze poetiche. La sfocatura, il ‘mosso’ molto controllato, la densità luministica degli interni, appaiono funzionali ad una disciplina stilistica cui non è estranea la lezione di autori contemporanei come Ackerman e Botman, ma anche di classici come Kertész.
Lungo gli scatti della giovanissima Diana Caminiti scivola infine la freschezza di uno sguardo che contempla con eguale curiosità se stessa e gli animali, un lontano nudo maschile riquadrato nel riverbero luminoso di un interno e una bianchissima fantasia di maternità. In questi scatti la trascrizione diaristica è anche un espediente per esplorare le risorse del mezzo fotografico, fino ad effetti prossimi alla distorsione espressionistica nelle riprese ravvicinate dei cani che giocano.

Una collettiva molto plurale, dunque, come sono sempre stati diversi e plurali gli attraversamenti del campo della fotografia, ma anche espressione di buona salute, di una tranquilla estraneità alle mormorazioni funerarie che da più parti si levano oggi attorno alla più antica fra le moderne tecniche”.

Iniziativa realizzata con la collaborazione di:



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